I:
no?
SB:
…ogniuno di noi ci sente bene, e alcune sonorita’ sono molto basse
etc.
Cosi’ e’ come comincia l’intervista, che ho qui trascritto perche’ trovo divertente come mostri l’ostilita’ dell’intervistatore moralista verso l’embrione di one delle bandi inglesi che fara’ storia nella musica rock. Ironicamente, inventando un rock che ha piu’ in comune con un quartetto d’archi di probabilkmente tutti i gruppi musicali della generazione dopo i Beatles.
Tra l’altro, il lavoro del quartetto d’archi dell’intervistatore non si puo’ trovare da nessuna parte invece. Non que questo dimostri necessariamente alcun che, eppure…!Inoltre trovo questa maniera tutta inglese di scambiarsi ostilita’ molto affascinante. Mi fa pensare ad una sequenza verbale di mosse di scacchi. Qualcosa come: “ora apro di cavallo, cosi’ lui deve spostare la regina di fronte al re…”
L’intervista continua toccando parti interessanti riguardo la ricerca dei Pink Floyd nel trovare il giusto posto per i loro concerti. Loro erano interessati in ambienti piu’ da concerto e spiegavano come stessero cercando di uscire dal circuito delle sale per ballare.
Syd ci stava ancora con la testa.